Prendere vantaggio dal contesto (15/10/10)

Il poker non si basa solo sulle situazioni, ma anche sulle superfici. E con questo intendo che ogni partita ha le sue dinamiche. Ci saranno flussi e riflussi che occorreranno naturalmente. Per utile che sia parlare di situazioni specifiche, non è abbastanza se non comprendiamo completamente il contesto di quella situazione. Per esempio, è sufficiente dire che ho uno stack medio con K-Q suited sul grande buio quando un giocatore loose-aggressive apre rilanciando di tre volte il grande buio dal bottone? Questo può dare un abbozzo della situazione, ma non necessariamente comprendiamo il contesto. Qual è lo stack medio rispetto ai bui? Il bottone ha continuamente rilanciato il mio buio? Passerebbe su un rilancio? Quante mani abbiamo giocato insieme? Cosa è successo in quelle mani?
Trovo sempre interessante quante volte in una partita di poker un giocatore perderà regolarmente da un altro giocatore. Ci sono molte ragioni per questo. Il giocatore vincente potrebbe trovare le carte, o potrebbe entrare nella testa del perdente. O, a volte, il giocatore perdente fa un errore e poi lo ripete nelle mani successive. Recentemente mi è capitata una mano in cui sono stato in grado di avvantaggiarmi grazie a informazioni ricevute in passato e a correggere un errore precedente. Vorrei discuterla qui, poiché illustra anche l’importanza del contesto. Nella prima mano di un torneo, ho vinto un grosso piatto quando il mio A-J ha trovato un flop in cui la carta più alta era un fante. Sul flop c’erano due fiori e ho lasciato che il mio avversario mi seguisse fino al river prima di fare check e dargli la possibilità di bluffare non essendogli uscito il colore. La mano successiva, ho fatto limp da una delle prime posizioni con J-10 suited prima di chiamare un rilancio da una posizione successiva. Il flop era Q-9-2 rainbow, dandomi un progetto di scala bilatera. Ero abbastanza certo che il mio avversario avesse una coppia media, per cui ho fatto check per vedere cosa avrebbe fatto. Ha fatto una puntata abbastanza consistente e ho chiamato, abbastanza certo che non avesse un set né una regina. Il turn ha portato un altro 9, una carta interessante. Prevedevo di fare una giocata per il piatto se avessi bucato la scala, e quel 9 avrebbe dovuto spaventare il mio avversario. Ho fatto check ancora, con l’intenzione di fare check-raise. Il mio avversario ha fatto una grossa puntata che gridava vulnerabilità. Ero pronto per rilanciare, quando invece ho chiamato. Non so spiegare perché l’abbia fatto, se non perché non ero sicuro che fosse capace di passare la sua mano.
Sul river non è uscito niente, e ora avrei dovuto agire se volevo vincere il piatto. Invece, ho fatto check regalando in pratica il piatto alla sua coppia di dieci.
Mentre in superficie questa può apparire come una giocata debole, devo metterla nel contesto. Non avevo giocato con questo avversario, per cui non ero certo se fosse in grado di passare o meno. Gli ho anche mostrato la mia mano (qualcosa che normalmente non farei) per fingere di dire che non avrei giocato per il piatto con un progetto bucato.
Il risultato di quella mano non mi era piaciuto, ma ero fiducioso che avrei avuto una possibilità di redimermi più avanti. Dopo tutto, gli ho fatto la mano che effettivamente aveva. Ho giocato in modo molto efficace contro gli altri giocatori e sedevo sul secondo stack più grande al tavolo. Tuttavia la mia nemesi, sulla scia delle chips che gli avevo dato, aveva trovato una serie di buone carte e sedeva sullo stack più grande al tavolo. La sua confidenza stava maturando. Sembrava che l’intero contesto del gioco avrebbe preso un’altra piega se avessi giocato diversamente a quel primo incontro.
Questo ha portato a quella che per me è stata la mano critica del torneo. Con i bui a 200-400 (con 50 di ante), il nostro avversario ha fatto un rilancio minimo di 800 in posizione avanzata. Ho chiamato dal grande buio con 10s9s. Il flop è uscito Kc8d7d con due quadri. Ho fatto check, e l’avversario ha puntato 500. Questa piccola puntata suggeriva che avesse un’enorme mano, ma ero stufo di perdere da questo tizio, quindi ho rilanciato di altri $1,300. Ha solo chiamato, e sapevo di dover gettare la mano. Poi, il turn ha portato un’altra carta a quadri, e il mio modo di pensare è cambiato. Avevo intenzione di fare check-raise, ma lui ha seguito il mio check. Il river non ha cambiato le cose. Avevo circa 8.500 in chips, sapevo che il mio avversario stava ripensando a quella prima mano in cui avevo giocato con debolezza il mio progetto mancato. Pensavo di andare all-in, ma se mi fossi sbagliato, avrei rischiato l'eliminazione. Dovevo fare una puntata abbastanza grande, tuttavia, per evitare che mi venisse comunque a vedere. Ho alla fine decisi per una puntata di 4.000, che speravo potesse interpretare come un mio tentativo di fare la puntata più grande che potesse essere chiamata da lui e che rispecchiasse il mio punto.
Impiegò alcuni minuti prima di spiegare, finalmente, che sapeva che avevo il colore, e di passare la sua coppia di assi mostrandola a tutti.
Questa giocata è stata rischiosa e non funzionerebbe in molte situazioni, ma il contesto in cui si è verificata mi ha offerto l’opportunità di cacciarlo dal piatto con un bluff.
Articolo tratto da Card Player Italia n°15 - gennaio 2008
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