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Mario Adinolfi firma il primo romanzo sul poker italiano  (28/01/10)

"Il poker è un gioco di carte e di persone, Le carte possono esserti amiche o nemiche. Le persone, sempre nemiche". Si apre con questa frase dura, da scolpire nella mente di ogni giocatore, il primo romanzo ambientato nel mondo del texas hold'em italiano. Lo firma Mario Adinolfi, giornalista e volto televisivo molto noto anche per le sue performance sui tavoli di mezzo mondo, e lo manda in libreria un nome storico dell'editoria italiana: quell'Alberto Castelvecchi che insieme a Francesco Aliberti ha fondato la Aliberti&Castelvecchi. Il romanzo ha un titolo intrigante: "La ricerca della costante". Per primo Adinolfi prova a raccontare utilizzando lo schema della narrativa una realtà che ormai ha avuto accesso anche ai principali salotti mediatici.
 
Il merito principale di Adinolfi, oltre la qualità di scrittura che è senz'altro innegabile, è far snodare la vicenda con toni "normali". Mario evita di appigliarsi a facili effetti speciali, che hanno fatto la fortuna di una certa narrativa e cinematografia americana sul poker, per raccontare quello che davvero è il mondo del texas hold'em italiano: una realtà dove si ritrovano molte persone "normali", dove certo non mancano alcuni eccessi, ma non sono gli eccessi a caratterizzarlo.


 
I personaggi, che si ritrovano in un circolo romano (ah quanta nostalgia per un tessuto, quello dei circoli, che sta sparendo), giocano un tavolo finale di qualificazione alle World Series of Poker 2010 a Las Vegas. Hanno giocato per un'intera stagione per conquistarsi quel posto al tavolo finale e il racconto delle mani giocate, assicura l'autore in una nota conclusiva, sono state tutte da lui realmente giocate.
 
"La ricerca della costante" è un romanzo corale, che si legge senza difficoltà e immerge chiunque si prenda la briga di sfogliarlo, in un
contesto pienamente naturale. I tanti personaggi che si muovono all'interno della trama hanno la propria vita come tema prevalente, il poker ne è in qualche modo un appendice. In questo si ritrova l'esperienza di Adinolfi che, pur essendo entrato nella squadra di
Full Tilt, non ha mai voluto lasciare il suo lavoro di giornalista e scrittore. Ha fatto bene, se il frutto è un romanzo ben scritto come
questo.
 
Non senza qualche colpo di scena, raccontato senza mai calcare sui toni, con un approccio che potrebbe essere definito giornalistico alla vicenda, la partita si conclude con vincitori e vinti, aprendo probabilmente la strada anche ad un sequel, che il lettore non può che augurarsi dopo aver chiuso il volume. "La ricerca della costante" ha l'andatura possente di un racconto che mancava. Adinolfi narra il mondo del poker italiano con maestria assoluta e lo fa senza darsi arie da narratore colto. Proviene dal mondo che racconta, non se ne vergogna, lo fa sentire.
 
A concludere il romanzo, poi, anche un decalogo firmato dall'Adinolfi giocatore e presidente di Italian Poker Players (IPP), l'associazione che ormai è diventata punto di riferimento per il mondo del texas hold'em italiano. Con questo romanzo ancora di più. E' bello che a scrivere il primo romanzo sul poker italiano sia stato il primo italiano ad essersi seduto ad un final table del World Poker Tour: qualità ed estro del gioco (e chi ha conosciuto Adinolfi al tavolo non può che confermare) vanno di pari passo con qualità ed estro narrativo. Sono pochi i movimenti pokeristici mondiali che possono contare su un connubio del genere. L'Italia del poker può vantarsene e farne buon uso.

Ginevra Valletto

Autore: Mario Adinolfi
Titolo: La ricerca della costante
Editore: Aliberti&Castelvecchi, 2010
Pagine: 142
Prezzo: 12,90 euro

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Team Online