"Confiteor" o il momento della confessione  (11/08/08)
Il poker è un gioco in cui mentire o trasmettere informazioni distorte è non solo del tutto lecito, ma addirittura consigliabile. E’ certamente eticamente corretto e paradossalmente talvolta è proprio la nuda e cruda verità ad essere considerata border line.

Taluni giocatori sono maestri nel far trasparire emozioni e sensazioni controllate ad arte e finalizzate all’inganno, altri sono più limpidi e diretti nei loro comportamenti. Tutti i giocatori, seppur con intensità diverse, cercano di mascherare qualcosa al tavolo. Un vecchio adagio del mondo del poker, teorizzato in maniera compiuta per la prima volta da Mike Caro recita così: “Comportamenti che dimostrano forza spesso nascondono debolezza e viceversa”. Tale affermazione è certamente vera, in particolare se messa in pratica da un giocatore poco esperto e smaliziato.

Con il seguente articolo mi riprometto di aggiungere un elemento alla discussione: sarà che il mio nickname preferito è “confiteor”, ossia “io confesso” in latino, per cui mi sento di affermare che esiste veramente un momento della confessione! Esiste cioè un frangente in cui il 99% dei giocatori di poker è onesto e pensa sinceramente ciò che dice.

E’ una affermazione forte la mia, forse financo presuntuosa, eppure nella mia esperienza non è ancora stata mai tradita.

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